Perchè non mangiare carne: motivazioni ambientali ed etiche

Ciao, non vi avevo sentito arrivare, ero immersa nella lettura… benvenuti nel mio studio!

Se siete in questa sezione è perchè volete conoscere le motivazioni alla base della scelta vegana: penso siano motivazioni che, anche se non condivise, possano comunque essere da stimolo ad indagare il nostro stile di vita.

Scoprirete così come ogni giorno le nostre scelte alimentari impattano sull’ambiente e sulla vita di altre persone.

Al termine della lettura magari non abbraccerete completamente lo stile vegan, ma sono sicura che avrete compreso l’importanza di diventare dei consumatori consapevoli.

 

Mangiare carne è un’abitudine alimentare legata ad una tradizione culinaria consolidata. Come tutte le abitudini però può essere cambiata. Il consumo di cibo animale ha infatti delle conseguenze ambientali e sociali enormi.

Conseguenze ambientali

Per produrre cibi animali vengono consumate molte più risorse rispetto a quelle necessarie per la produzione di cibo vegetale.

Quanti vegetali mangia un bovino nel corso della vita rispetto alla quantità di carne che si ottiene dalla sua macellazione?

Le proteine vegetali consumate sono sproporzionate rispetto alle proteine prodotte dall’animale, che risulta quindi essere inefficiente.

E se l’animale è inefficiente, le risorse investite per gli allevamenti e per la coltivazione di cereali per mangimi, costituiscono un grande spreco in termini di acqua, terreni, energia e non solo.

Poiché queste risorse non sono infinite, ne consegue un forte impatto ambientale sul pianeta in termini di erosione dei terreni, deforestazione, scarsità d’acqua, inquinamento dell’aria e dell’acqua, effetto serra.

La coltivazione intensiva di cereali per mangimi richiede grandi distese di terreno coltivabile, che, non avendo il tempo di rigenerarsi con la pratica della rotazione, subiscono il fenomeno dell’erosione e della desertificazione. Ne consegue l’abbandono da parte dell’uomo di terreni ormai esausti e la richiesta continua di nuovi terreni fertili che trova soluzione nella pratica della deforestazione.

Un’agricoltura sostenibile utilizza la pratica della rotazione dando la possibilità al terreno di rigenerarsi in maniera naturale; questo non avviene con la coltivazione intensiva che richiede l’uso di fertilizzanti e pesticidi in grandi quantità. Queste sostanze vengono assorbite solo in parte dai raccolti; il resto inquina il terreno e l’acqua.

Altri elementi inquinanti sono le deiezioni ricche di fosforo e azoto prodotte dagli animali: il terreno troppo piccolo in cui è insediato l’allevamento intensivo non riesce a smaltirle completamente, consentendone l’infiltrazione nei corsi d’acqua e il conseguente avvelenamento dei pesci. Il metano prodotto dai bovini durante la digestione è poi, ad oggi, una delle principali cause dell’effetto serra.

Sapete quanta acqua viene utilizzata nelle coltivazioni di mangimi e negli allevamenti intensivi? Moltissima: la maggior parte per irrigare i terreni, ma anche per abbeverare gli animali, pulire le stalle ecc.. Troppa se pensiamo che ancora oggi migliaia di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile. I cibi animali richiedono 10 volte più acqua rispetto a quelli vegetali. Sappiamo che l’acqua è un bene esauribile e per questo prezioso.

Scegliere una dieta a base di vegetali significa quindi garantire a più persone e per un periodo di tempo maggiore di continuare a nutrirsi, rispetto ad una dieta a base di prodotti animali che, nei prossimi anni, non sarà sostenibile a livello ambientale.

Per approfondimenti: Panel “Impatto ambientale” a cura del Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC).

 

Conseguenze sociali: la malnutrizione.

Quando ascoltiamo alcuni servizi al telegiornale o leggiamo alcuni articoli, siamo portati a pensare che la fame nei paesi in via di sviluppo sia una conseguenza di condizioni climatiche sfavorevoli o di cataclismi cui non si può far fronte. In realtà non è così.

Il problema non è la quantità di cibo prodotto nel mondo, ma la distribuzione non equa tra i suoi abitanti.

Non è possibile che migliaia di persone muoiano ogni giorno di fame mentre più di un terzo della produzione di cereali del mondo viene destinata agli allevamenti dei paesi ricchi! Così come non è possibile che mentre i bambini dei paesi in via di sviluppo soffrono la fame, i bambini dei paesi ricchi siano in sovrappeso.

Ma perché i paesi in via di sviluppo continuano a coltivare cibo per l’esportazione anziché utilizzarlo per sfamare la propria gente?

L’allevamento industriale iniziato dopo la 2° guerra mondiale ha significato l’aumento esponenziale dei capi di bestiame e la necessità di avere una quantità maggiore di cibo per nutrirli, con i conseguenti costi per gli allevatori.

Diverse compagnie costituitesi nei paesi ricchi hanno visto la possibilità di fare business acquistando grandi appezzamenti terrieri nei paesi in via di sviluppo: i cereali ottenuti dalla coltivazione di queste terre vengono rivenduti come foraggio a prezzi molto competitivi.

I paesi poveri consentono così ai paesi ricchi di risparmiare sull’acquisto di foraggio per gli animali a scapito però della propria sopravvivenza. Infatti i contadini che lavorano queste terre devono pagare l’affitto e garantire la rendita ai proprietari, anche quando per loro non rimane nulla con cui cibarsi. E poiché la maggior parte dei terreni non sono quindi liberi, molti contadini rimangono senza terra o devono sfruttare in maniera eccessiva la poca terra che hanno a disposizione causandone nel breve periodo l’infertilità.

Ma c’è anche un altro fenomeno che impoverisce paesi già in crisi. Grandi compagnie esportano nei paesi poveri il sistema di allevamento industriale e l’usanza di mangiare carne, che viene accolta dai governi locali come segno di benessere.

Si innesca così un circolo vizioso: gli animali degli allevamenti necessitano di foraggio (si crea quindi la competizione per i cereali tra animali e uomini);  i cereali devono essere prodotti dalla coltivazione delle terre, ma per coltivarle occorrono attrezzature agricole che devo essere acquistate dai paesi ricchi che le fabbricano.

Così i paesi poveri si indebitano con le banche dei paesi occidentali due volte: la prima per acquistare cibo per la popolazione e la seconda per acquistare le macchine agricole necessarie a coltivare cibo non per la popolazione, ma per gli animali.

Tutto ciò non ha senso. Importare nei paesi in via di sviluppo il modello occidentale non aiuta la popolazione locale: i pochi ricchi potranno acquistare la carne, ma gli altri rimarranno con ancora meno cibo.

Non è possibile sostenere la continua domanda di carne dei paesi ricchi, occorre ridistribuire in maniera più equa le risorse vegetali e modificare le nostre abitudini alimentari: ritrovare la curiosità di scoprire nuovi gusti e di conseguenza imparare a mangiare tutti i cibi che la natura offre diversificando la domanda di cibo e di conseguenza lasciare che i paesi in via di sviluppo coltivino la terra per sfamarsi e non per nutrire gli animali destinati al macello.

Scegliere di non mangiare carne è un modo per impattare meno sulle risorse ambientali che sono esauribili e combattere la fame nel mondo. Le nostre scelte, anche alimentari, impattano su un sistema globale da cui dipende la vita di tutti.

Per approfondimenti: Panel “Imalnutrizione ecc…” a cura del Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC). “Food for a Future”, di Jon Wynne-Tyson .

 

Un’ultima considerazione: distinguere gli animali tra animali di compagnia e quindi in nessun modo mangiabili e animali da allevamento e quindi mangiabili è un errore basato ancora una volta su una consuetudine sociale.

Chi siamo noi per decretare che gli animali domestici debbano essere salvaguardati mentre gli altri debbano sacrificarsi per il nostro piacere? Alcuni popoli hanno dei criteri di valutazione differenti: in India la mucca è sacra e in alcune parti dell’oriente non è strano mangiare carne di gatto o cane. Ciò  a dimostrazione del fatto che non si tratta di decidere quali animali sia giusto mangiare o meno, ma semplicemente capire che tutti gli animali sono uguali e meritano lo stesso rispetto in quanto esseri senzienti.

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>