Quel desiderio chiamato “craving”

Avete presente quando siete in auto di ritorno da una giornata molto pesante al lavoro ed  immaginate di gustare della cioccolata o delle patatine? E non riuscite a pensare ad altro?

In medicina questo stimolo viene definito “craving”, indicando un desiderio forte al quale difficilmente si può resistere, spesso legato a stati emotivi negativi (tristezza, nervosismo, ansia).

Quante volte avete visto un’amica consolarsi da una delusione d’amore con un bel cucchiaio di crema al cioccolato? Ecco, in quel momento la vostra amica è vittima del craving: si sente triste e cerca consolazione in un cibo che già altre volte l’ha tirata su di morale.

Mentre gusta la cioccolata, il suo cervello inizia a rilasciare la dopamina, un neurotrasmettitore che trasmette al cervello una sensazione di piacere e la ghrelina, l’ormone che stimola la fame anche se l’organismo non ha una reale necessità di nutrimento.

Diventiamo così dipendenti dagli zuccheri.

Ecco spiegata la causa di quello che io chiamo “raptus di fame”, quando riesco a mangiare una confezione di patatine senza rendermene conto (me ne rendo conto qualche ora dopo quando mi fa male lo stomaco!).

Ma perché desideriamo le patatine o la pizza e non una minestra di verdure o della frutta? Qui secondo me vale la pena evidenziare due possibili spiegazioni, una medica e l’altra sociale.

 

Medica

Perché ogni alimento, in base all’indice glicemico, rilascia una quantità diversa di dopamina, quindi se siamo tristi o stressati proviamo un piacere maggiore a mangiare un trancio di pizza che non delle verdure in pinzimonio.

 

Psicologica

Di solito nei giorni lavorativi non mangiamo le stesse cose che gustiamo nel weekend. Anche nel mio e-book, se ci penso, dal lunedì al venerdì ho spiegato come preparare minestre di legumi e torte salate con le verdure, sabato e domenica parlo di pasta, pizza, cibo etnico e patate al forno, quindi tutti cibi particolarmente gustosi al palato.

Questo fa sì che il nostro cervello associ lo stress e la fatica del lavoro, piuttosto che della gestione della casa e dei figli, con i cibi pronti o preparati in pochi minuti e quindi meno attraenti e che al contrario crei una relazione tra lo svago, il relax e la gioia del weekend e i cibi più elaborati e saporiti, magari quelli che ci ricordano come li preparava la nostra mamma quando eravamo piccoli, i cibi della nostra tradizione familiare, che ci fanno sentire al sicuro e protetti.

 

Sociale

Le industrie alimentari ci propongono in maniera continuativa e insistente il cosiddetto “cibo spazzatura” , patatine fritte, dolciumi, piatti pronti da scaldare nel microonde ecc.. Se pensate alle pubblicità di prodotti alimentari, quante ve ne ricordate di verdura, frutta, legumi e quante di cioccolatini, pollo fritto e caramelle?

Per le aziende è un business, per voi si tratta della vostra salute.

 

Se per la causa medica non possiamo ovviare, possiamo invece fare qualcosa per quella psicologica e sociale.

Per quella psicologica, un’amica psicoterapeuta, mi ha detto che molte volte basta ricorrere all’immaginazione.

Poiché il craving è spesso legato ad uno stato emotivo negativo, come stress, ansia o tristezza, il cibo che desideriamo solitamente è legato ad emozioni positive come il relax, il divertimento e il piacere.

Si può provare a chiudere gli occhi e pensare ad immagini (luoghi, persone, animali ecc… ovviamente non il cibo!) che ci fanno provare queste sensazioni di benessere.

Per quella sociale io sono abbastanza drastica: dovete pensare che le industrie alimentari vogliono farvi comprare i loro prodotti per guadagnare, a scapito della vostra salute. Quando guardate la pubblicità in tv dei nuovi biscotti doppio cioccolato, prima di dire “stasera passo al supermercato e li compro”, chiedetevi quali sono gli ingredienti e l’apporto nutritivo per il vostro organismo.

Vale la pena regalare i vostri soldi alla società che li produce o potete anche risparmiarli e guadagnarne in salute?

Questa tattica funziona e fonda le basi nello studio “Proceedings of the National Academy of Sciences”, che sostiene che avere un obiettivo attiva la corteccia prefrontale, sede della razionalità che si contrappone alla sede del piacere e quindi al processo legato al rilascio della dopamina.

E’ un po’ come quando ci si dedica ad un lavoro importante o quando si fa sport: perseguire un obiettivo permette di rimanere concentrati e di non cedere a distrazioni.

State comprando cibo spazzatura? Pensate a quanto è importante per voi rimanere in salute e in forma: settimana dopo settimana rinuncerete sempre più facilmente a questa tentazione.

 

Fonte: Health.com

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